Domenica 17 aprile 2016

Vivaio Villa Van Den Borre Treviso

 PRIMA – VERA CREATIVA

 È stato un evento molto ben organizzato con spazi dedicati a lavori manuali, con l’esposizione di veri e propri capolavori di manualità e di fantasia quali ad esempio: borse, centri, soprammobili, collane, bracciali il tutto utilizzando i materiali tra i più diversi e a volte impensabili; bellissimi dipinti; giocattoli antichi; vecchie biciclette; lo spazio dedicato ai bimbi con gli aquiloni e tanto altro.

È stato poi riservato anche lo spazio alla Naturopatia: e quale scenario migliore del vivaio “Van Den Borre”: in mezzo a piante e fiori nell’impeto del risveglio primaverile.

Complimenti a chi ha saputo legare molte realtà solo apparentemente diverse fra loro.

Un grazie a tutte le persone che si sono interessate alla Naturopatia e in particolare alla Riflessologia Plantare che in questa occasione ho pensato di fare risaltare come trattamento “primo fra i primi” .

Arrivederci al prossimo evento.

CONOSCERE LA NATUROPATIA

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Giovedì 07 aprile 2016 ore 18,00

Presso il bar-ristorante “Cucina Creativa all’Amicizia”

Treviso, Via Riccardo Selvatico

 

Perché un incontro sulla Naturopatia? Per spiegare cos’è questa filosofia di vita che con i molteplici metodi a sua disposizione aiuta la persona a ritrovare il proprio equilibrio e pertanto uno stato di benessere generale.

La Naturopatia non individua solamente uno squilibrio ma è attenta alla persona che viene vista come l’insieme di mente, corpo e spirito.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo stato di salute non è “ […] solo l’assenza di malattia, ma uno stato di totale benessere psicofisico, che consente alla persona di sviluppare appieno le proprie potenzialità […]”. Possiamo affermare che queste poche parole riassumono lo spirito della Naturopatia che stimola le funzioni e la vitalità dell’organismo risvegliando la capacità di autoguarigione che è innata in ogni uomo.

 

 

RELATORE:

L’incontro sarà condotto dalla Naturopata Lorena Bonato iscritta alla SINAPE

Lorena Bonato, laureata in Scienze Politiche, da anni è studiosa di tecniche naturopatiche ed olistiche. Ha conseguito il diploma di Naturopata presso la Scuola di Naturopatia Tradizionale “I.R.L.” di Luserna (TO). Ha conseguito la specializzazione in Floriterapia, Iridologia e Riflessologia è inoltre studiosa di Enneagramma e di Cristalloterapia.

 

Serata del 9 ottobre 2015

Venerdì, 9 ottobre 2015, presso “Bottega del Bio” di Cittadella ho tenuto un incontro sul tema, a me caro, “Conoscere la Naturopatia”. È il secondo incontro che tengo su questo argomento. L’interazione con i presenti è stata buona, ciò mi conferma che l’argomento suscita l’interesse delle persone, in particolare del mondo femminile da sempre attento alla salvaguardia della saluta propria e, soprattutto, dei propri cari.

Ringrazio della disponibilità e dell’ospitalità Loredana e Michelangelo, titolari della “Bottega del Bio”.

Loredana e Michelangelo, fin da subito, “colpiscono” per il modo dolce di porsi al cliente ma allo stesso tempo la loro competenza non passa inosservata.

Così come non è da tacere il loro impegno nella gestione del negozio: una continua ricerca di prodotti di prima qualità sia in campo dell’alimentazione sia in quello del mondo degli integratori alimentari tenendo sempre a mente l’importanza del rapporto prezzo/qualità.

Con queste premesse è stata naturale la nascita di un progetto, ognuno di noi per le proprie specifiche competenze, volto ad aiutare le persone a ritrovare (o meglio ancora a mantenere) lo stato di equilibrio psicofisico utilizzando esclusivamente ciò che Madre Natura ci ha messo a disposizione e che noi abbiamo studiato, stiamo studiando e studieremo sempre con il massimo interesse.

Un grazie agli intervenuti che con la loro attenta partecipazione hanno permesso la bella realizzazione della serata.

A tutti un arrivederci a presto.

TEA TREE OIL

 

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Melaleuca alternifolia (Immagine di pubblico dominio; fonte: Wikimedia Commons; autore: Tangopaso)

Sono passati ormai molti anni da quando imparai a conoscere le virtù dell’Olio Essenziale del Tea Tree.

Accadde per caso. Una piccola ferita e un’amica erborista mi diede quest’olio essenziale per disinfettarmi. Incuriosita le chiesi lumi e come suo stile mi raccontò la storia e le virtù di questo olio.

Passarono gli anni e il Tea Tree divenne una presenza costante nel mio cassetto dei medicamenti.

Non solo si rivelò un buon disinfettante per piccole ferite ma anche un valido e veloce cicatrizzante. Lo consigliai anche a mio Padre, solito a sviluppare degli herpes simplex mostruosi, e ne rimase stupefatto apostrofandolo “miracoloso”!

Lo utilizzai aggiungendolo al sapone intimo, sullo spazzolino da denti per rallentare la formazione dell’odioso tartaro, su quelle punture d’insetti che tendono a fare piccole infezioni nonché sulle scottature di vario genere, (acqua, olio e latte naturalmente bollenti!|) che mi sono procurata sui fornelli: non solo non comparvero le odiose bolle ma non rimase alcun segno a ricordare il doloroso evento.

Da questa serie di esperienze personali nacque la curiosità di saperne di più che desidero condividere con voi.

Il nome botanico del Tea Tree è Melaleuca alternifolia. È un albero originario dell’Australia orientale e precisamente lo si trova lungo la costa settentrionale e nelle zone adiacenti del Nuovo Galles del Sud. Cresce lungo i ruscelli e le paludi e tende a dominare l’habitat in cui cresce e vive.

L’albero può arrivare a una altezza di 2-3 metri; ha foglie lineari lunghe dai 10 ai 35 mm; i fiori sono di colore bianco e sono riuniti in grappoli della lunghezza variabile dai 3 ai 5 cm.

La Melaleuca alternifolia fu battezzato Tea Tree ( albero del te) da James Cook[1]. Sembra che Cook ed il suo equipaggio per rispettare la tradizione inglese del te usassero le foglie di questo albero per preparare l’infuso ignorando completamente le proprietà terapeutiche delle foglie stesse.

Non erano altrettanto ignari delle virtù della Melaleuca gli aborigeni australiani. Anzitutto la corteccia, essendo resistente all’acqua, veniva impiegata sia per la costruzione di piccole imbarcazioni sia per la costruzione di utensili. La popolazione indigena conosceva molto bene anche le proprietà curative delle foglie di quest’albero. Gli aborigeni utilizzavano le foglie del Tea Tree, macerate in acqua, contro la tosse, il mal di testa, ferite e lesioni di vario genere della pelle. Oltre che macerate le foglie venivano pestate e applicate sulla zona dolente mediante impacchi d’argilla.

Con la conquista dei territori australiani molto della cultura indigena andò perduto, come del resto toccò alla cultura di tutte le altre popolazioni conquistate dagli europei. Solo per citarne alcune ricordiamo gli Aztechi, gli Incas, gli Amerindiani. Questo comportò la perdita quasi totale della sapienza medica autoctona tra cui l’utilizzo del Tea Tree.

Non tutto però fu perso.

A causa della lontananza dalle Madre Patria ben presto le scorte dei medicinali in dotazione agli equipaggi britannici si esaurirono furono pertanto costretti ad utilizzare le conoscenze terapeutiche dei nativi. I marinai più lungimiranti annotarono le metodiche che giunsero così fino a noi.

Oramai non ci stupiamo più quando mettiamo a confronto l’antico sapere con le conferme che vengono date dalla moderna scienza.

La conoscenza, fin dai tempi antichi, delle virtù terapeutiche di molte piante sono state confermate da studi scientifici e questo è accaduto anche per la Melaleuca alternifolia.

L’Olio essenziale di Tea Tree contiene ben 48 composti organici: questo spiega come sia possibile che questo olio sia utile in una casistica tanto ampia di problematiche.

Come già anticipato, riportando la mia personale esperienza, in apertura dell’articolo, l’olio essenziale risulta avere le seguenti proprietà: antibatterico, antimicotico, antifungino, antivirale, antibiotico ha inoltre proprietà deodoranti.

Oltre agli utilizzi già elencati altri se ne possono aggiungere: ad esempio fare dei gargarismi in caso di mal di gola o risciacqui orali in caso di infiammazioni gengivali o della mucosa orale utilizzando una soluzione composta da 10 gocce di olio in mezzo bicchiere d’acqua; oppure veicolare due/tre gocce di olio in una dose di crema per i piedi per rallentare o sconfiggere la formazione dei cosiddetti “duroni”; può essere utile anche nella micosi nota come il piede d’atleta o per le micosi ungueali; diluito nello shampoo è utile per sconfiggere la forfora.

La crema con una concentrazione di Tea Tree pari al 5% è molto utile in caso di scottature causate da una prolungata e a volte selvaggia esposizione al sole.

Un altro utile impiego lo abbiamo in caso di malattie da raffreddamento. Massaggiare il petto e la schiena a livello dei polmoni con l’olio aiuta a respirare meglio; può essere impiegato anche nei suffumigi al posto dell’olio essenziale dell’eucalipto.

Come possiamo agevolmente capire si tratta di un rimedio veramente efficiente e molto utilizzato in naturopatia.

Dalla sua scoperta è stato utilizzato via via sempre più fino ai primi decenni del XX° secolo quando con la moderna scoperta degli antibiotici il Tea Tree Oil è stato “declassato” al rango di “rimedio della nonna”.

Con l’abuso di questi nuovi farmaci e la comparsa di batteri resistenti agli antibiotici l’olio essenziale di Tea Tree è stato riscoperto e sottoposto a nuovi e ulteriori studi.

Nessun stupore quindi se in un prossimo futuro assisteremo a un massiccio impiego di quest’olio essenziale.

[1] James Cook: esploratore, navigatore e cartografo britannico. Realizzò il primo contatto con l’Australia sbarcando sulla costa orientale dell’Australia oggi conosciuta con il nome di Nuovo Galles del Sud. (tratto da Wikipedia)

 

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ISCRIZIONE AL SINAPE-CSEN (CONI)

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In data 11 Luglio 2015 il SINAPE ha riconosciuto validi i titoli che via via negli anni ho conseguito, riconoscendoli validi,  e ha proceduto alla mia iscrizione al Sindacato Italiano Naturopatia. Detta iscrizione ha consentito il mio accreditamento presso il CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) riconosciuto dal CONI per il settore delle Discipline Bio Naturali e per le Discipline Olistiche per la Salute.

L’ARGENTO COLLOIDALE

Cos’è l’argento tutti noi lo sappiamo molto bene e molto probabilmente poche case non hanno almeno un oggettino fatto con questo metallo.
L’argento fa parte dei cosiddetti metalli nobili, come l’oro, il platino, il palladio e pochi altri. Questi metalli sono definiti nobili per le loro proprietà tecnologiche e fisiche: non formano ossidi a contatto con l’acqua e nemmeno ad alte temperature, sono inalterabili nel tempo, non si combinano facilmente con altri elementi dato il loro stato atomico stabile e resistono bene alla corrosione degli acidi.
Nella storia l’argento è stato impiegato in vari modi: per coniare monete, fabbricare gioielli, soprammobili e suppellettili per la tavola.
In questa sede, però, interessa un altro impiego che l’uomo ha fatto dell’argento: il suo utilizzo come rimedio contro le malattie.
Pare che il primo rimedio a cui si fece ricorso utilizzando l’argento sia stato fatto dalla medicina tradizionale cinese con l’agopuntura. Questa tecnica si sviluppò più di cinque mila anni orsono e all’inizio i meridiani venivano stimolati con dei piccoli legnetti o con delle spine. Nel corso degli anni la tecnica si raffinò e i legnetti furono soppiantati da aghi prima di ferro, poi d’oro e quindi d’argento. Gli aghi d’argento più antichi furono ritrovati in una tomba di un notabile cinese circa quattromila anni addietro.
Sembra che gli aghi d’oro abbiano il potere di stimolare mentre, al contrario, quelli d’argento siano in grado di calmare.
Ancora però non abbiamo centrato il nostro obiettivo: l’argento colloidale.
Iniziamo con il tentare di spiegare cos’è un colloide. Per colloide si intende un sistema in cui sono distribuite particelle minuscole e per minuscole si intendono dimensioni pari a nanometri dove un nanometro corrisponde a un miliardesimo di metro! Queste minuscole particelle possono raggiungere dimensioni pari a 200 nanometri. Per rendersi meglio conto di quanto siano piccole queste particelle può essere utile un confronto: un globulo rosso umano ha un diametro di 7,5 micrometri, (1 micrometro corrisponde a 7.500 nanometri!) quindi una particella colloidale di 200 nanometri risulta essere 40 volte più piccola di un globulo rosso.
Nel mondo scientifico si parla di “sistema colloidale” quando sono soddisfatte 3 condizioni:
1) Devono esserci componenti diverse;
2) Le componenti devono far parte di fasi diverse;
3) Le particelle non devono essere solubili.
Le particelle colloidali sono dunque in sospensione in un liquido che le contiene e non si sciolgono in esso.
Quando si parla di argento colloidale ci si riferisce a particelle infinitesimali d’argento in sospensione in acqua distillata. Queste particelle sono dotate di carica elettrica.
Abbiamo detto che le particelle d’argento sono in sospensione e questo significa che le stesse non precipitano sul fondo. Come può accadere questo? Innanzitutto le particelle, come abbiamo già appreso, sono infinitamente piccole e pertanto sfuggono alla forza di gravità inoltre essendo caricate elettricamente si respingono continuamente mantenendosi così in equilibrio. C’è anche un’altra forza che ne impedisce il deposito sul fondo e questa forza è conosciuta come il “moto browniano” che prede il nome dallo scopritore il botanico Robert Brown. Questi aveva osservato che nei liquidi le particelle più piccole, cioè quelle inferiori a un micrometro, si muovono in continuazione urtandosi costantemente ed è proprio questo moto ad impedire alle particelle di depositarsi sul fondo.
Qual è l’utilità dell’argento colloidale per la salute dell’uomo?
L’argento colloidale è in grado di agire contro batteri, virus e funghi senza debellare i batteri utili all’organismo umano.
L’uso dell’argento colloidale è stato sperimentato in diverse malattie e si è dimostrato praticamente privo di effetti collaterali a differenza di molte sostanze chimiche.
Le persone soggette all’Herpes simplex sanno molto bene che sono maggiormente attaccate da questo fastidiosissimo virus quando si trovano in situazioni particolarmente stressanti. Tamponando la parte interessata con l’argento colloidale, nella maggior parte dei casi, si riesce a impedire la formazione delle vescicole tipiche di questa dolorosa manifestazione virale.
L’argento colloidale si è dimostrato molto utile anche in caso di ferite da taglio, ustioni, infiammazioni in quanto oltre ad una azione antinfiammatoria accelera la cicatrizzazione favorendo la formazione di nuovo tessuto epiteliale.
Grazie alla possibilità del suo largo impiego e alla sua caratteristica di non dare effetti collaterali l’argento colloidale ebbe un vasto utilizzo fino al primo ventennio del XX° secolo: cioè fino a quando fu scoperta la penicillina che diede l’avvio all’era degli antibiotici. Da allora se ne scoprirono molti altri. Purtroppo a causa del largo impiego di questi medicinali di sintesi si sono sviluppati dei ceppi di batteri sempre più resistenti agli antibiotici.
Questo fatto ha fatto sì che dagli anni ’70 del secolo scorso vi sia stato una riscoperta dell’argento colloidale. La scienza non ha ancora chiarito completamente come agisca esattamente questo colloide. Ciò che sembra certo è che ci sono moltissime testimonianze di persone che hanno avuto risultati sorprendenti utilizzando semplicemente l’argento colloidale.
È importante sottolineare che pur dando dei risultati sorprendenti non si deve considerarlo un prodotto miracoloso e soprattutto si deve evitare il “fai da te” ma di rivolgersi ad un medico esperto in materia.
Infine si vuole rendere noto che l’argento colloidale può essere impiegato anche contro i parassiti delle piante sia innaffiandole con acqua addizionata con argento colloidale in ragione di un cucchiaino di argento ogni litro d’acqua oppure si possono spruzzare direttamente le foglie. Un’unica avvertenza e di nebulizzare o innaffiare le piante dopo il tramonto e questo per due motivi:
1) Innaffiare o nebulizzare le piante durante le ore diurne non è una buona regola in quanto questo nuoce alla pianta;
2) Perché la luce diurna destabilizza la soluzione e questo è il motivo per il quale viene conservata in bottiglie di vetro brunito.
Anche gli animali trovano beneficio dall’assunzione di argento colloidale.
Per quanto attiene all’argiria che è la “colorazione grigia o blu opaco della pelle, della congiuntiva e degli organi interni provocata da un’esposizione prolungata ai sali d’argento” sembra insorgere in soggetti che soffrono di ridotta funzionalità renale. A questo proposito si ricordano le dosi raccomandate dalle autorità sanitarie americane che fissano in 350 microgrammi la quantità massima che può assumere un adulto di circa 70Kg.
Ad ogni buon conto non ci stancheremo mai di raccomandare di rivolgersi sempre al proprio medico di fiducia.

Le informazioni contenute in questo articolo sono state tratte da:
“Uso terapeutico dell’AREGNTO COLLOIDALE prezioso antibiotico naturale”, Josef Pies, Ed. Macro Edizioni 2013

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